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L’uso di fumare il tabacco è certamente antichissimo...
La sigaretta
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Il tabacco era inizialmente fumato in pipe dalle popolazioni native dell’America.Una forma primi-tiva delle sigarette era formata da foglie di tabac-co triturato e avvolte nel guscio delle pannocchie di mais o altro materiale vegetale. Nel 16° secolo gli spagnoli usavano i papelitos, piccoli sigari avvolti in carta. Nella metà del 19° secolo le sigarette erano conosciute in Francia, Inghilterra, Italia, Austria. In molti paesi il materiale vegetale fu sostituito con la carta. La vera diffusione delle sigarette si ebbe soprattutto con la guerra di Crimea (1854-1856). Negli Stati Uniti, l’apparizione nel 1880 di una macchina automatica per la produzione di sigarette ne diffuse il consumo, soprattutto delle nuove miscele american blend, lanciate sul mercato dopo il 1913. Con la fine della seconda Guerra Mondiale, le sigarette si diffusero ovunque nel mondo, dominando il mercato dei prodotti di tabacco. Attualmente il mercato delle sigarette di tipo americano è in continua espansione, mentre la do manda per le sigarette scure è in declino; in alcuni paesi prevale l’uso di preparare particolari sigarette con tabacchi di produzione locale.
Le origini della sigaretta L’uso di fumare il tabacco è certamente antichissimo. Gli Indiani dell’America Settentrionale fumavano tabacco per scopi religiosi e magici in pipe tagliate in una speciale pietra, i Maya fumavano tabacco in pipe di pietra ma lo avvolgevano anche negli involucri delle pannocchie di mais. Quando i marinai di Cristoforo Colombo sbarcarono nel 1492 nell’isola di San Salvador, osservarono che molti Indios, uomini e donne, tenevano in mano una specie di bastone acceso ad un’estremità, fatto con foglie secche e arrotolate della pianta di cojiba o cohiva, e aspiravano il fumo dall’estremità opposta.
I conquistatori Spagnoli nel 1518 osservarono che gli Aztechi fumavano primitive “sigarette”, quasi simili a quelle che noi conosciamo: il tabacco triturato era avvolto in un prodotto vegetale, forse foglie di granturco, di forma cilindrica. Conoscevano inoltre l’arte di miscelare le foglie di tabacco con altre erbe e con resine aromatiche, per miglio rare l’aroma. Anche popolazioni del Brasile, Messico e Isole dei Caraibi usavano fumare tabacco in guaine di materia vegetale (canne da zucchero, foglie di banana). Tuttavia la materia vegetale aveva degli inconvenienti: il sapore che si sviluppava quando bruciava, era o troppo dura o troppo fragile per arrotolarla, il tabacco bruciava rapidamente e spesso cadeva in bocca.
Gli spagnoli, imitando gli Indios, impararono subito il nuovo costume. L’uso di papelitos, piccoli sigari con tabacco avvolto su pezzetti di carta, da parte di spagnoli e Creoli, era segnalato da missio nari spagnoli nel 1635 nelle colonie del Centro e Sud America. Un rapporto del 1756 descriveva la produzione di queste sigarette fatte a mano in Messico. Nelle “Memorie” del 1767 Casanova affermava di avere incontrato in Spagna un fumatore di sigaritos, fatto con tabacco del Brasile avvolto in un foglietto di carta. Le vere “sigarette” apparvero in Spagna intorno agli anni 1825-1830: chiamate cigarrito, erano costituite da un sottile foglietto di carta quadrato nel quale era fatto entrare il tabacco. Nelle librerie si vendevano “libretti di carta per si garette”, fabbricati a Valencia, ma i ceti più poveri usavano tranquillamente normale carta da lettere tagliata a pezzetti.
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